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Domotica, la rete zWave

1515-1010-2018201820182018 | by Paolo Sala | Categories: If...then...else...endif, Domotica e IOT

In questo articolo descriverò ad alto livello il funzionamento della rete zWave alla base della mia soluzione.

La rete zWave è una rete mesh in cui i singoli nodi sono tra loro connessi in modo ridondante. Questo consente di ridurre i consumi energetici causati dalla trasmissione delle informazione e di garantire la resistenza della rete alla perdita di un nodo. Ogni nodo conosce solo i suoi vicini. Un nodo speciale, il controller, conosce la struttura completa della rete e come raggiungere tutti i nodi (routing). Il controller è reponsabile di riorganizzare la struttura della rete e trasmettere i comandi ai singoli dispositivi. Dato che il controller è un nodo fondamentale per il funzionamento della rete, nella stessa può esistere un secondo controller che si attiva se il primo risulta non funzionare.

I dispositivi ricevono dal controller la configurazione, inviano al controllor il loro stato e la lettura dei propi sensori. Per aumentare la resistenza della rete e ridurre la logica centralizzata, ciascun nodo è dotato di una sua intelligenza e può inviare in autonomia dei messaggi sulla rete senza passare dal controller. Ad esempio il sensore di allagamento può inviare un allarme di allagamento che alcuni nodi pearticolri, come ad esempio le valvole di chiusura dell'acqua, possono intercettare reagendo direttamente, senza l'intervento del controller.

I nodi possono essere di tipo sempre attivo (always-On) o dormineti (sleeping). i primi sono sempre in contatto con il controller e solitamente vengono usati come ossatura della rete. I secondi si risvegliano ad intervalli regolari per leggere la configurazione ed inviare la lettura dei propri sensori. Questi due modelli si adattano rispettivamente ai dispositivi connessi alla rete (sempre alimentati) e a quelli a batteria.

 Per aggiungere un dispositivo alla rete è sufficente porre il controller in modalità iclusione e eseguire un azione prevista dal singolo device (ad esempio la pressione di un bottone sul dispositivo). Per rimuovere un dispositivo alla rete si può agire dall'interfaccia del controller. Nel caso in cui il controller non sia più disponibile e il dispositivo sia rimasto incluso in una rete è possibile rimuoverlo eseguendo una procedura descritta dal dispositivo. Per ragioni di sicurezza durante l'inclsione il dispositivo deve trovarsi a pochi metri (massimo 3 dal controller).

Per costruire la proptia rete quindi è necessario:

  1. avere un controller funzionante
  2. posizionarlo nelle immediate vicinanze del dispositivo da includere
  3. eseguire la procedura di inclusione
  4. ripetere il passo 2 per tutti i dispositivi della rete.

Ne prossimo aticolo, vi parlerò del controllor e delle scelte che ho fatto in proposito.

Nell'attesa se volete approfondire:

https://z-wavealliance.org/

https://it.wikipedia.org/wiki/Wireless_mesh_network

https://it.wikipedia.org/wiki/Z-Wave

 

Domotica, la mia soluzione

0101-1010-2018201820182018 | by Paolo Sala | Categories: If...then...else...endif, How-to, Domotica e IOT

Quando ho ristrutturato casa ho deciso di inserire nel mio impianto elettrico degli elementi di domotica.

Le linee guida che ho seguito in questo progetto sono state:

  • Invisibilità: la domotica doveva essere presente e arricchire l'esperienza di utilizzo del mio impianto senza modificarne l'esperienza d'uso diretta.
  • Flessibilità: l'impianto avrebbe dovuto poter crescere facilmente in base alle nuove esigenze che sarebbero emerse.
  • Resistenza all'aging tecnologico: l'impianto doveva durare quanto più possibile con il minimo di costi per l'aggiornamneto.
  • Sicurezza: non avevo intenzione di rinunciare neanche ad un minimo di sicurezza rispetto ad un impianto tradizionale.
  • Costo: il costo della soluzione doveva essere giusto, e non tanto distante dal costo di un impianto tradizionale.

La mia scelta è stata un sistema basato su zWave, uno standard wireless nato da un consorzio di diversi produttori.

Il sistema è wireless, a basso consumo e include sia dispositivi su rete elettrica che a batteria che si integrano perfettamente con i componenti di un tradizionale impiento elettrico. In questo modo i requisiti dell'invisibilità e della flessibilità sono stati soddisfatto. Inoltre non richiedendo un cablaggio dedicato (in quanto wireless) anche il costo risulta buono rispetto ad un impianto cablato. 

 

Un altro fattore determinante nella scelta di zWave è stata la possibilità di customizzare il controllore della rete. Esiste infatti una scheda per raspberrypi (chiamata razberry) che consente di costruire un controllore per la rete domotica basato su tecnologia opensource e quindi customizzabile, aggiornabile all'infinito e soprattutto agnostico rispetto ai produttori dei vari dispositivi di attuazione. Questo garantisce una maggior flessibilità nella scelta dei dispositivi (sensori,attuatori) che possono essere presi dal catalogo di tutti i produttori che aderisono allo standard utilizzando come unici driver prezzo/estetica/funzionalità. Inoltre non vincola ad uno specifico controller ma consente la massima customizzazione e quindi flessibilità.

Ultimo punto, ma per me fondamentale, la sicurezza. Gli attuatori, soprattutto quelli inseriti nel circuito elettrico sono certificati dai relativi produttori e consentono la certificazione dell'impianto elettrico. Inoltre essendo dispositivi commerciali e non costruiti ad hoc (come potrebbe accadere con soluzioni arduino + elettronica) ne rende facile la riparazione (basta una acquistare ed installare il pezzo sostitutivo).

Nelle prossime settimane pubblicherò vari atricoli che descriveranno nel dettaglio la soluzione che ho implementato sperando possano essere di spunto per i miei lettori.

 

 

Imparare le lingue? In rete è più facile!

1919-0505-2012201220122012 | by Paolo Sala | Categories: If...then...else...endif

Si sta avvicinando l’estate e qualcuno magari programma le vacanze all’estero. Non sarebbe bello, visitando un paese stranienro, conoscere le basi della lingua locale?

In un mondo sempre più aperto e globalizzato conoscere le lingue stà diventando sempre più un’elemento imporante anche sul posto di lavoro.

Ma per imparare bene le lingue bisogna faticare: iscriversi a lunghi e noiosi corsi, che tra l’altro sono molto costosi, o prevedere lunghi soggiorni nei paesi madrelingua. Questo era vero fino a qualche tempo fa ma oggi, grazie ad internet, tutto questo è destinato a cambiare.

Da alcuni anni internet offre delle ottime risorse gratuite per l’apprendimento delle lingue come i podcast.

Un podcast in lingua spagnola che trovo realmente ben fatto ed interessante è “Spanish Segunda Lengua” presentato da Teresa Sanchez che da Samora pubblica e spiega testi su vari argomenti interamente in lingua.

Inoltre ultimamente, ispirate dalla nuova tendenza “Social", stanno sorgendo delle community gratuite con la finalità di applicare l’idea di social network all’apprendimento delle lingue.

Un’esempio è Live Mocha.

Il funzionamento di queste community è molto semplice: raccolgono iscritti in tutto il mondo ed ogni iscritto dichiara la sua lingua madre e le lingue che vuole imparare. Il sistema presenta dei corsi di base e avanzati che si attivano con dei punti. Per avere i punti ciascun membro deve prestarsi a correggere esercizi o fare conversazione nella sua lingua madre con altri utenti che la stanno imparando.

Anche per accedere alle conversazioni delle lingue che si vogliono imparare ci vogliono i punti.

In questo mondo ognuno impara nuove lingue, insegnando la propria ad altri.

L’idea è veramente geniale e consente, a costo zero, di avere insegnanti madre lingua e perchè no, anche di fare amicizia.

 

A scuola di Hacking

1717-0505-2012201220122012 | by Paolo Sala | Categories: If...then...else...endif

Vi siete mai chiesti come avviene un attacco informatico?

Scommetto che, forviati dalla vasta produzione cinematografica sull’argomento (vedi contributo video), abbiate immaginato sciami di secchioni occhialuti intenti a scrivere programmi complicatissimi o ad assemblare dispositivi in grado di infrangere qualsiasi codice.

In realtà violare un sistema informatico è più semplice di quanto si possa credere: esistono numerose tecniche, molte delle quali ampiamente documentate, che non presentano caratteristiche di eccessiva complessità e non richiedono QI stellari per essere applicate.

Molte delle debolezze dei sistemi informatici sono causate da leggerezze o ingenuità nella fase di progetto e realizzazione del sistema stesso.

Curiosi di conoscere queste tecniche? Vorreste provare anche voi l’ebrezza di vincere le difese di un sistema senza però creare danno ad alcuno?

Bene da oggi si può. Esiste una “Scuola di hacking"!

All’indirizzo http://www.hackthissite.org/ trovate una vera e propria scuola di hacking. Il sito propone infatti varie sezioni su cui provare le più comuni tecniche di hacking senza attaccare un sito reale. A ciascuna prova è associato un punteggio e ci si può anche confrontare con i propri amici.

Un buon modo per placare la propria curiosità senza essere molesti.

A mio parere le possibili debolezze di un sistema informatico dovrebbero essere note a tutti soprattutto a chi lo progetta e a chi lo implementa. Iniziative come quella di hackThisSite possono contribuire ad aumentare la sensibilità sul problema e magari anche a formare qualche white-hat hacker in più.

Vi lascio quindi a sperimentare l’ebrezza di essere hacker, anche se solo per finta.

 

E' morto Stave Jobs

0707-1010-2011201120112011 | by Paolo Sala | Categories: If...then...else...endif

Se n’è andato un’uomo che nel bene e nel male ha fatto la storia dell’informatica moderna.

Mi unisco al cordoglio per la scomparsa di questa importante personalità dei nostri tempi.

 

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